STORIA

 
Breve storia del paese
Da Capitale ad oggi
Storia della Marsica
Civitas Marsorum
I villaggi
Il IV Samnium

 

DA MARRUVIUM A S. BENEDETTO DEI MARSI


Nel luogo dove oggi serge San Benedetto dei Marsi, esisteva una città chiamata Marruvium. I popoli marsi ebbero in essa la loro capitale. La sue origine è testimoniata già da tempi antichi da numerosi scrittori: Virgilio, Silio Italico e Strabone. Virgilio nel settimo libro dell'Eneide annovera, tra i guerrieri accorsi in aiuto di Turno contro Enea, il fortissimo Umbrone della gente Marruvia. Lo rappresenta con l'elmo ornato di foglie di ulivo, ed esperto nell'arte di addormentare col canto e con l'imposizient delle mani, le vipere, delle quali placava l'ira a curava i morsi.
"Quin et marruvia venit de gents sacerdos fronds super galeam et felici comptus olive, Archippi regis missu fortissimus Umbro vipare generi et graviter spirantibus hyidris spargere qui somnes eantuque manuque solebat muleebat iras et morsus levabat" (Virgilio, Eneide libro VII vv. 750-55)

Le parole di Virgilio sono importanti perchè, mentre denotano la remota antichità della città, fanno supporre la. priorità del nome"'Marruvium" rispeto a quello dei Marsi. La filologia moderna esaminando la frase di Virgilio, ha confermato la tesi che spesso il nome del popolo veniva indicato col nome della città e viceversa. Il nome esatto della città fu Marsas Marruvium come testimoniano due lapidi rinvenute in S. Benedetto. Non si conosce bane l'origine di questo nome; alcuni studiosi fra cui Silio Italico, affermano che derivi da "Marrus", uno dei capi Pelasgi il quale, dopo aver abbandonato la propria tribù, si stabilì sulle rive del lago Fucino; altri sostengono che esso abbia origine dalla parola pelasgica o sabellica "Marra" che significa palude. Quest'ultina ipotesi è accreditata dal fatto che la città sorse proprio nelle vicinanze degli acquitrini formati dalle inondazioni del lago e dal fiume Giovenco. Altri ancora lo fanno derivare da "Marrubiun vulgare" o Marrobio acquatico, erba spontanea che cresceva sulle sponde del lago nei dintorni della città. "Sorse in amena pianura sulla sponda orientate del lago Fucino. E' favola il racconto di Frate Giovanni Alberti, che, sorta in altra sponda di questo lago, ne venisse anch' essa, come Archippe, assorbita e che ai tempi suoi la trasparenza delle acque ne mostrasse le rovine". (1) Il Febonio accetta per vera questa favola, e crede di ravvisare tali. rovine in certe mura antiche, da lui rinvenute in un campo tra Ortucchio e Lecce, dette Marcio e Marro; mentre secondo il Cluver la città era situata nella terra di Morrea. (2) L'Holstein rivoluzionò tutte queste ipotesi identificando, nel 1665, l'ubicazione precisa di Marruvio nel sito dove oggi sorge S. Benedetto. La tesi dell'Holstein fu confermata dal Romanelli che si servì della tavola Peutingeriana, per dimostrare con precisione matematica, che Marruvio era distante da AIba 13 miglia quale è appunto la distanza odierna che intercorre tra Alba e S. Benedetto. Avvalorò questa afferrnazione riportando le.due iscrizioni
lapidali rinvenuti presso S. Benedetto e dedicate rispettivamente a Modesto Paolino e a Marco Mario.
Riportiano il testo della prima dedicata a Modesto Paolino che si trovava nella casa del signor Giuseppe Melchiorre di Pescina E che andò dispersa nel terremoto del 1915:
C0. MODESTO PAV
LIIv'C C: V
PRAEF. URBIS. FERIARUM
LATINARUM. QUESTO
RI. URBAN0. AED. CER,
PRAETORI.. EODEMO.
TEMPORE. PRAETORI.
AETRUR. XV. POPUL OR
CUR. REIF, SPLENDI
DISSIME. CIVITATIS
MARS. MARR, EODEM. tem
pore. ET.CVR. VIAR. TIB. VAL.
ET. ALIM. PATRONO. Abst I
NENTISSIMO
il Dessau l'ha così decifrata: "Cum Modestus Paolinus, clarissimus vir, praefectus urbis feriarum latinarum quaestor urbanus, aediles ceriatis; praetor tempora praeter Ettruriae quindecim populorum curator republicae marsorum Marruvii eodem tempore et curator viarium tiburtinae Valeriae et aliarum patronus Marsorum Marruvii". (3)
Marruvio essendo situata in pianura., aveva una posizione di centro per i traffici commerciali e posssedeva una rete viaria che la collegava con tutti i centri del Fucino:
Una prima via da Marruvio risaliva la valle del Giovenco e giungeva a Milonia, Plestinia, Fresilia e Auficelia nel Sannio.
Una seconda via, partendo da Marruvio a raggiunta Milonia, passava per Cocullo e portava a Corfinio la capitale dei Peligni. Una terza via partiva da Marruvio a attraverso Forca Caruso raggiungeva Corfinio.
Una quarta via passando da Marruvio per Pago di Venere portava a Pestinia.
Una quinta via , da Marruvio circonvallando il Fucino, ad oriente, giungeva ad Alba Fucense.
Una sesta via conduceva a Cerfennia.
Una settima via da Marruvio passava per Ortigia(Ortucchio), Archippe (Arciprete) e toccando il Santuario di Angizia(Luco,) e il tempio di Giano (Avezzano) portava ad Alba.
Oltre a queste strade intermedie, passava per Marruvio l'importante via Valeria, strada consolare Romana che congiungeva Roma con Corfinio, capitale dei Peligni, e più tardi con l'Adriatico (4) .
Per mezzo della via Valeria, Marruvio controllava la strada che da Roma portava a Corfinio. Sono quasi inesistenti le notizie su Marruvio prima che ottenesse la Cittadinanza Romana. Gli storici sono d'accordo nell'affermare che Marruvio fu sempre città libera, temuta e rispettata dai popoli vicini.
In questa città si riuniva la Dieta che dettava le leggi, nella quale si insediavano i capi, i dignatari ed i sacerdoti. Roma stipulò covenienti accordi coi Marsi, poichè, questi si distinguevano nelle battaglie per la robustezza fisica e per il valore;
è noto il detto dello Storico greco Appiano:."'Una volta si diceva che nè contro i Marsi nè senza i Marsi si poteva avere un trionfo".

1 ) Sclocchi Renato., Storia dei Marsi dalle età più antiche al 1911 pag. 1:5 L'Acruila 1911
2) Clover: Italic antiqua, libro IT cap. 15
3)DESSAU:" Proseaografia Iparii Romani Berolini MDCCCLXXXXVII pars. II,.,
, 4) Questa strda fu costruita to per tenere in soggezione Equi, Marsi a Peligni ed ebbe nomi diversi; da Roma a Tivoli si chiamava Tiburtina da Tivoli a Cerfennia fu chiamata Valeria; da Cerfennia a Corfinio Claudio-Valeria; da Corfinio a Pescara ebbe infine il nome di Claudia appunto perchè fu portata a termine sotto Claudio.

Con questi. trattati chiamati "Foedera" determinate comunità divenivano alleate (civitates foederatae o Sociale). Marruvio fino alla guerra Marsa fu certamente una città confederata. . I Marsi si dimostrarono fedeli a questi accordi quando,durante la seconda guerra Punica, non accolsero l'appello di Annibale che li esortava a ribellarsi a Roma. Anche il cosiddetto bellum sociale, cioè la guerra che varie comunità (specie tra i Marsi, i Peligni, i Sanniti, i Lucani ) intrapresero contro Roma (91-89 a.C. ), mostra che questi popoli non miravano alla distruzione di Roma, ma anzi volevano essere incorporate in essa passando dalla categoria di socii a quella di cives. Questa guerra fu chiamata Sociale o Marsa: sociale perchè i popoli italici miravano al riconoscimento dei diritti civili, Marsa perchè ebbe nei Marsi i suoi principali sostenitori.. Durante tale guerra, Marrurvio si fece promotrice di una lega di resistenza, a capo della quale fu posto il marso Poppedio Silone.
La capitale nominale della lega fu Corfinio ma quella. di fatto Marruvio. I romani al termine di questo conflitto furono costretti a concedere il diritto di cittadinanza a questi popoli.
Lo studioso Rosato Sclocchi afferma: "dicesi che tra le depredazioni patite da Marruvio nella sua caduta in mano ai romani sia stata la rapina e il trasferimento a Roma di una vetustissima statua che, secondo alcuni , rappresentava Marte Libero, secondo altri Marsia o quel Marrone che Silio Italico dice fondatore di questa città (1)
Conclusa la guerra sociale si presentò il problema della organizzazione giuridica delle popolazioni ex alleate. annesse alla cittadinanza. Marruvio divenne municipio e non colonia; i due termini diffferiscono tra loro non per la posizione che avevano all interno dello stato Romano, ma per l'origine: le colonie erano città forndate dai romani e, come tali, ne conservavano i diritti. I municipali invece erano città preesistenti al dominio romano, alle quali erano stati concessi i diritti di cittadinanza.
I municipi, a loro volta si di stinguevano in due categorie: alcuni erano amministrati da magistrati elettivi locali, altri da praefecti inviati da Roma.
Questa diversita di condizione rendeva più difficili eventuali. intese e coalizioni Era le varie communità contro Roma, fu sfruttata dai romani come strumento di dominio secondo la nota massima *divide et impera *(2)
Riportiamo la traduzione del testo del Ferique che ci fa conoscere l 'organizzazione di Marruvio, govenato da magistrati elettivi locali: "nel I e II secolo d.C. Marruvio era amministrata dai quadrumviri. infatti in due lapidi ricorre spesso il nome di due dei quadrumviri. Di queste iscrizioni ormai non resta più niente; una di esse è riportata da Hoare, un'altra dal Febonio E'certo che la lapide fu letta malamente da questi: infatti le colonie erano amministrate da due uomini, i municipi da quattro.
Del resto le iscrizioni ritrovate nel territorio stesso di Marruvio ricordano i quadrumviri che duravano in carica cinque anni quindi certamente possiamo concludere che in quella città ci fossero quattro uomini che avevano il Potere esecutivo; e quattro erano edili (magistrati incaricati della sorveglianza sulle costruzioni), in seguito l'amministratore di Mar ruvio e di Alba elesse un vice dei quadrunviri, ad esempio, un certo Modesto Paolino, appartenente ai patrizi, sorvegliante della città nei giorni festivi, era anche questore urbano, edile, dell'agricoltura, pretore nello stesso tempo dei quindici popoli dell 'Etruria` quindi amministratore della repubblica e nello stesso tempo di Marruvio, amministratore della via Tiburtina Valeria e del commercio. Nelle iscrizioni di Marruvio molto spesso si fa menzione dei dacurboni e dei seviri augustali. Inoltre sappiamo che in questa città come a Roma ci fosse il Campidoglio; infatti un certo Ottavio Lena e il collega Cervario, quadrumviri quinquennali, disposero con decreto dei. decurioni che la via dietro la chiesa di S. Sabina si dovesse lastricare con denaro pubblico e certamente lo approvarono. A volte si faceva menzione, di un mercato, a volte di bagni, altre volte forse di chiese.

1) Sclocchi Rosato opb --it. pag. 79-80
2) Grassi Cesare: L° Imperialsmo romano nelle testimonianze degli autori latini, pagani e cristiani; peg. 16, case editrice D'anna Messina Firenze 1973

Tra le persone più importanti di questo municipio si devono recordare : Ottavia, Erennia, Tettidia,Attilia, Vidia e Tizia, Infine nel libro coloniarum il territorio di Marruvio è designato col nome di territorio dei Marsi: "Marso". E' lecito che rimanga alla stessa consacrazione il Municipio, tuttavia il suo territorio è stato assegnato con legge Augustea in altri luoghi con tre confini, marittimi e montanio Il suo territorio in altri luoghi è costituito da 200 iugeri, in verità confina con i limiti selciati della Tiburtina e in altri documenti il territorio confina con quelli Faleroniensi." (1)

1) Fernique Emanuele: "Dt Regions Marsorum Thesim"pag.78 Lutetia Pari si arum apud E. -~horin Hi-bliopolam et editorem MDCCCLXXX

Con il prosciugamento dei lago da parte dell'imperatore Claudio si eliminò il pericolo delle inondazioni e la città crebbe d'importanza, raggiungendo in quel periodo la massima fioritura. Infatti il regolare passaggio delle acque attraverso questo canale sotterraneo, ridusse l'ampiezza del lago e permise a Marruvio di prosperare espandendosi anche nella parte lasciata libera dalle acque: ,
La maggior parte dei resti archeologici risalgono proprio a questo periodo; la città ebbe edifici pubblici e privati: il Campidoglio, un anfiteatro, un teatro, e forse una basilica, un Ginnasio con la palestra annessa, le terme e una piscina con bagno:
Nel IV secolo dopo C. Marruvio era ancore in pieno sviluppo e il suo none venne inserito nella tavola Peutingeriana, dove si legge come la città era situata sulla strada che dalla valle dell'Aterno portava al Fucino, dapo di Alba e prima di Cerfennia.
TAVOLA PEUTINGERIANA (…..)1)

t) La tavola peutingeriana consiste in una striscia lunga m. 5,80 e stretta che raffigura tutto il mondo allora conosciuto, con lineamenti geografici deformati vi è curats l'indicazione delle vie e dei luoghi .di sosta con le relative distanze in miglia.

Con il declino dell' Impero romano vennero a mancare i lavori di manutenzione dell'emissario di Claudio,causando l'ostruzione del cunicolo e una conseguente rielevazione del livello delle acque del Fucino L'inondazione che ne segui provocò l'allagamento degli abitanti di vaste zone intorno a.Marruvio, essendosi questa sviluppata nella zona prosciugata, rimase interamente allagata e le continue inondazioni ne determinarono la decadenza.
Il Brogi, studioso della Marsica, esprime il seguente accorato rimpianto per il prosciugamento del lago: "O acque Fucensi, trista era la fama che di voi correva ! Ed è forse per questo che siete state si fattamente punite da farvi sparire in tutto dalla faccia della terra? Voi, ornamento d'ItaIia; riso della valle e dei circostanti monti non siete più! la vostra bellezza i vostri pregi, i vostri benefici spariti per sempre . Ahi ! Troppo severa fu quella mano che vi tolse. Che se grandi, ammettiamo, fossero state le vostre colpe, non meno grandi certamente erano i vostri meriti.
Perchè non trattarvi con equani mistà? Perchè? Ore che tutte le membra del vostro corpo sono state denudate, e che avete così la prove irrefracabile d'essere innocente di ingoiamenti di città e di castelli; rinfacciati ai vostri detrattore le sofferte calunnie e mostrate loro quanto ingiustamente loro vi punirono."
I1 Brogi quindi è contrario alla tradizione secondo la quale il lago era lunica cause della decadenza di Marruvio. Infatti, ai danni arrecati dalle continue inondaziani dal lago bisogna aggiungere quelle derivati dalle invasione dei barbari che, con i loro eserciti, impervessavano lungo la via Valeria e saccheggiarono ripetutamente la città, determinandone la decadenza
Con la caduta dell'impero romano la città non conservò l'antico nome, ma fu chiamata alternativamente Marsi, Marsia, Civitas Marsorum e Valeria: forse per la difficoltà dei barbari a pronunciare Marruvium Marsorum, o forse perchè la città era situate nella provincia Valerie, una delle diciassette in cui fu divisa l'Italia da Adriano e da Costantino

1)Tommaso Brogi: " La Marsica entica, medioevale fino all'abolizione dei feuds°o peg. 73
Rome Tipografia Salesiaria 1900


La voce Marsi o Marsia rimase intatta fino al XIII sec.; infatti lo stesso Brogi afferma che i quattro placidi del. secolo X e XI, riportati per esteso dalia cronaca Casauriense, si chiudono tutti con le parole "Actum in Marsi".
Sul nome Valeria gli studiosi sono discordi. Il Brogi sull'esistenza della città di Valeria cosi si esprime:" Valeria, città della cui esistenza vari scrittori sono stati sostenitori senza nessun fondamento. Affermano che sparito Marruvio, nel IV sec. di Roma secondo alcuni o nel VI sec.secondo altri, sorse sulle rovine Valeria; e quando veramente sorgesse è un punto in cui maledettamente discordano. Chi la dice edificata nel 447 di Roma dal console Valerio Massimo, chi al tempo dell 'imperatore Claudio (anno 43 -. 56 d.C.) e chi da Valeria figlia dell'imperatore Diocleziano, il quale morì nel 312 d..C.... Quali distanze di tempo ha codeste origini! Quale confusione! Affermano che fu città capo della Marsica e che raggiunse tanta nobiltà e magnificenza da paragonarsi a Roma; infine la sua scomparsa è da essi attribuita alla ferocia o dei Goti o dei Longobardi, ovvero alla rapacità "solito ripiego"delle acque del. Fucino".
Gli studiosi che affermano l'esistenza di Valeria si sono avvalsi del passo di Anastasio il Bibliotecario, biografo di Bonifacio IV, dove si legge che San Bonifacio papa fu Marsicano della città di Valeria (Bonifatius, natione Marsorum, de civitate Valeria)
L'abate Ferdinando Pistilli nella "descrizione storico-filologica., delle antiche e moderne città e castelli esistenti a costo dei fiumi Liri e Fibreno" conferma l'esistenza della città di Valeria: "Questa città- afferma lo studioso- una volta fu municipio dei Romani. Vi era il senato; vi erano dei ragguardevoli edifici, come l'anfiteatro, e tutto ciò che poteva farla distinguere per una città di considerazioni Ma oggi non si ravvisa affatto nelle miserabili case, o piuttosto capanne di pescatori che vi esistono. Ne ha, piu l'antico none di Valeria, ma il luogo chiamasi Murro o Murroni. Ella diede il suo proprio nome alla strada Valeria,che Strabone chiamò preclarissima ai pari della Latina e dell'Appia. (1 )
Gli studiosi che negano l' esistenza di Valeria, si rifanno all'Holstein il quale dice: "puto barbarum scriptorem viam aut provinciam pro civitate accepisse" e cioè che un barbaro copista abbia sbagliato scrivendo "Valeria ai posto di Valeriae" facendo pensare erroneamente che si trattasse della città principale della via Valeria.
Il D'Amato rimette tutto in di scussione affermando che I'Holstein dice "puto barbarum scriptorem..." facendo quindi una supposizione e non un affermazione vera e propria. Inoltre è da notare che tutti i codici riportano "De Civitate Valeria " ad eccezione del C3 del Liber Pontificalis, dove è scritto "Valeriae" al genitivo. Si tratta però di un unico codice e per di più pieno di errori ,grammaticali. come si legge in "Le Liber Pontificalis" del Duchesne: " I'hortographie en. est-elle particulierment defecteuse". La questione rimane ancora aperta e fonte di discussions per gli studiosi

11) Brogi Tommaso op. cit. pag. 71
1 ) Pistilli Fe-din,.ndo: "Descrizione storico-filologica delle artiche e moderns ci ttA e castelli esistenti accosto del fiumi Liri e Fibreno'° pag.157 Napoli Stamperia Francese 'MDCCCXXIV
2) L'Abbe L. Duchesner "Le Liber Fontificalis" pag.131 Paris 1386, p. CXCI

Quando si intensificarono le invasioni dei Goti, la Marsica, per la sua posizione vicino a Roma, fu percorsa da eserciti stranieri imperversanti lungo la via Valeria, fino al punto di ridurre le popolazioni locali in uno stato di completa indigenza. Con la scomparsa dei Goti la Marsica, come tutta 1'Italia, attraversò un periodo di relativa tranquillità, ma nuove disgrazie 1'attendevano; infatti nel 563 ci fu l'invasione dei Longobardi guidati da Alboino.
Sotto il dominio di questi scomparve il mondo romano e sorse il feudalesimo: Alboino divise le terre in feudi, cui diede il nome di ducati, all'interno dei quali si costituirono feudi minori: gastaldie, contee, ecc.
Poche notizie si hanno in questo periodo della Marsica, che divenne una gastaldia del ducato di Spoleto; né è da meravigliarsi perchè questo fu un periodo oscuro per tutta l'Italia oppressa dai barbari che distruggevano ogni cultura
Carlo Magno distrusse il dominio dei Longobardi e donò il ducato di Spoleto al Papa, che lo affidò ai monaci di Monte Cassino.Nel "Chronicon monasteri Cassinensis" di Leone Marsicano, nativo di Marsia, si narra che ''nell'anno 926 Ugo conte o duca di Provenza detto anche re D'Arles, venne a Milano a incoronarsi re d' Italia... e ch' era con lui Attone conte, suo congiunto e, zio materno d'un Berardo denominato Franciscus, il quale fu stipite dei conti dei "Marsi". Infatti Berardo ottenne da papa LeoneVl , fra gli altri domini, i. fedi fucensi..
I Conti dei Marsi non riuscirono ad arginare una nuova. invasione da parte dei. Normanni i quali volevano dominare la Sicilia e tutta l'Italia meridinonale.
Con la venuta dei Normanni i conti presero il nome dal Castello dove fissarono la loro dimora; così Rainaldo,discendente di Berardo prose il nome di Conte di Celano.
Dall'anonimo Cassinese sappiamo che i Normanni. si impadronirono del tesoro della chiesa di Santa Sabina costituito, fra gli altri oggetti di valore, anche di un ciborio e di una croce d'argento.
Gli abitanti di Marsia, terrorizzati dalle continue violenze e rapine si rifugiarono in l'uoghi più sicuri: il Vescovo e il Clero scelsero come sede Pescina, "per sito e mura la più munita" 1)

SclocchiRosatostoria dei Marsi dall'età più antiche al, 1911 _pag 63 L'Aquila 1914

Nominalmente la sede vescovile rimase a Santa Sabina per altri 400 anni.Vi si recava il Vescovo per celebrare le maggiori festività dell'anno; il clero vi ritornava nei periodi di bonaccia,per amministrare i possedimenti ecclesiastici situati intorno alla cattedrale.
In uno di questi periodi fu costruito un nuovo Episcopio che risale al 1300. I pochissimi abitanti che non ebbero la possibilità di trasferirsi a Pescina o in altri centri, si raggrupparono nel punto piu rilevato, dove Bonifacio IV, ivi nato ed eretto papa dal 608 a1 615, aveva trasfomato la sua abitazione in monastero benedettino con la chiesa di S.Benedetto in Civitate. Quei pochi e squallidi tuguri non conservarono il nome di Marsia, ma furono chiamati col nome del Santo della chiesa e del convento.
Da qui il nome di San Benedetto dei Marsi che rimase anche quando il numero dei ci ttadini crebbe e il centro si sviluppo notevolmente
Nel 1569 il vescovo Matteo Colli, insieme al clero e ad alcuni cittadini di Pescina si rivolse al Papa Gregorio XIII per il trasferimento definitivo della sede vescovile da Santa Sabina alla chiesa di Santa Maria delle Grazie a Pescina, in quanto questa chiesa era adibita a cattedrale da oltre 400 anni.
Il Papa con la Bolla del 1/1/1580 autorizzò il Vescovo a risiedere a Pescina fino a quando la città e la cattedrale di Santa Sabina non fossero state riedificate. A questo proposito il Lopez afferma: "il Vescovo non assunse il titolo di Vescovo di Pescina, ma conservò 1'antica denominazione di Vescovo dei Marsi". 1 )
La sede vescovile non tornò più a Santa Sabina poiché dopo il terremoto del 1915 venne trasferita definitivamehte ad Avezzano.
Il matrimonio tra Costanza d'Altavilla, erede del regno Normanno, ed Enrico VI di Svevia, porta all'unione dei due regni con la nascita di Federico II affidato alla tutela di papa Innocenzo III.
Federico II si interessò alla riapertura dell'emissario Claudiano con 1'ordine del 20 aprile 1240.
Sotto tale re si hanno notizie della "Civitas Marsicana": infatti a proposito delle riparazioni da apportare ai castelli del regno, ordinava che quello di Pescina ne fosse riparato "per homines ipsius terre cum pertirnentis suis; possunt tamen adiuvare, licet non teneantur,civitas marsie,Veneri et Vigu que sunt convicine 2)

1) Celani Enrico:Una pagina di feudalesimo,pag3 città di Castelii 1893
2°Di Pietro Andrea:,sulle principali antichità marsicane pag. 32 (l'Aquila Tipografia aternina)

La morte di Federico II e la tragica fine di Corradino di Svevia (1270) determinarono la caduta della casa Sveva e l'avvento degli Angioini con Carlo D'Angio. Nel 1269 dominava in Celano la famiglia d'Artois, venuta in Italia con la casa d'Angiò.
Contemporaneamente a Pescina troviarno la famiglia provenzale del Balzo.
Il canonico Di Pietro riporta una lite sorta fra il vescovo e Ugone del Balzo, padrone del castello di Pescina; quest'ultimo non voleva far riparare "la stabile arginazione con la quale si prendevano le acque del fiume di Pescina, e si portavano ad animare il mulino della chiesa Marsicana, costruito nella contrada di Civitas".(1)


1) Di Pietro Andrea: sulle principali antichità marsicane pag.32 L'Aquila "tipografia aternina

La lite si concluse con una "traslazione", con la quale il vescovo pagò ad Ugone 20 once d'oro ottenendo in cambio la facotà di ricostruire l'argine ogni qual volta si rovinasse.
Non si hanno più notizie della Civiitas Marsicna fino al 1463, anno in cui avvenne 1'investitura dello Stato di Celano ad Antonio Piccolomini.
Il testo dell'investitura dello Stato di Celano a Piccolomini da parte di Ferdinando d'Aragona riporta tutti i castelli e feudi esistenti nella provincia Aprutina fra cui la "Civitatem Marsicanam dirutam" . (1)


1)Di Pietro Andrea: sulle principali antichità marsicane pag.32 L'Aquila "tipografia aternina

Nel testo di vendita dei feudi di Celano (1591) da Alfonso Piccollomini a Donna Camilla Peretti ritroviamo la seguente suddivisione: "terra Celani, baroniam Piscina sitam in eadem provinciam, consistentem in subscriptis alis terris et locis videlicet; Piscina,civitatem marsicana dirutam, Aschi, Venere, Cuculli, Lecce, Gioia, Bisegna, Santo Sebastiano, Ortucchio et Sperone... ".
Come si può notare tra questi documenti "Civitas Marsicana. diruta" faceva parte della Baronia di Pescina, nella tabella, riportata da Enrico Celani, si trova la popolazione di tutti i feudi fra cui Pescina e non Civitas Marsicana. Per oltre due secoli San Benedetto dei Marsi non ebbe modo di affermarsi e quindi di farsi notare dagli storici, essendosi mantenuto un oscuro villaggio di umili pescatori.
Le frequenti escrescenze del Fucino ( nel 1570 1'acqua si era alzata più di otto metri ) arrecavano danni considerevoli alle abitazioni e alle vite umane inducendo gli abitanti del centro ad escogitare mezzi per porvi riparo.
Il Brogi in una memoria letta al Real Istituto d'Incoraggiamento alle scienze naturali di Napoli 1'8 gennaio 1816 così descrisse la miseria delle popolazioni del centro: "S. Benedetto è privo di due terrzi dell'abitato e trovasi nell'evidente e prossimo pericolo di perdere 1'altro terzo senza che vi rimanga orma della sua esistenza.,
La Chiesa di questo villaggio, che fu una volta la casa di S. Bonifacio IV papa, regnante nell'anno 607 e,indi dal medesimo convertito in tempio consacrato a Dio, è situa vicino al lago, i suoi abitanti affermano per certo che nel corso di un anno possa rimanere somrrersa nelle sue acque.
" (1)
1 } IL FUcino, pag. 106,Ivana Editoriale d'Arte.

I1 1870, anno del grosciugamento del lago del Fucino, rappresenta una data fondamentale per S. Benedetto dei Marsi come per tutti i centri della Marsica. Quegli abitanti, da pescatori dovettero trasformarsi in operai bonificatori e in agricoltori ma erano già esprti nei lavori dei campi poichè da sempre avevano praticato l'agricoltura nei terreni fertilissimi intorno al Giovenco.
Durante i lavori di bonifica, S. Benedetto fu sede di cantieri, magazzini e case per gli operai, grazie alla sua posizione ai margini della pianura. Quando il principe Tarlonia concesse in fitto i terreni ai contadini, gli abitanti di S. Benedetto ebbero estese zone da coltivare, ma essendoci carenza do manodopera, ci fu una immigrazione da parte di agricoltori di altre zone,soprattutto dal pescarese, che moltiplicarono notevolmente il numero degli abitanti.
Si venue a formare una popolazione eterogenea, priva di sentimenti e tradizioni comuni.Ciascuna famiglia pensava esclusivamente a sè stessa ed ai propri interessi, senza curarsi delle altre, alle quali non la legavano vincoli di parentela, di amicizia o di stima reciproca che sono elementi fmndamentali di vita di una collettività.
Naturalmente queste condizioni essenziali alla formazione di una Civiltà sorsero e si affermarono con la prima generazione nata sul posto, e si consolidarono sempre più con l'andare del tempo, largamente favorite dalla notevole agiatezza conseguita dai diversi nuclei familari.


AUTONOMIA COMUNALE DEL CENTRO


Con l'unificarsi dell'Italia S. Benedetto dei Marsi venne aggregata come frazione al comune di Pescina che era il centro più vicino e col quale gli abitanti avevano comunanza di origini.
Ma il centro si andava sviluppando e gli abitanti ribadivano la necessità di ottenere l'autonomia comunale.
Cominciarono così a sorgere le lotte che caratterizzarono il periodo, compreso tra l'unificazione e il 1945,anno in cui S. Benedetto ottenne l'autonomia a lungo desiderata, e che prima non aveva potuto ottenere perchè in base alle leggi emanate dal governo nel 1860, un paese, per costituirsi comune autonomo, doveva raggiungere almeno 4000 abitanti e avere mezzi sufficienti per sostenere le spese comunali (art. 15 legge comunale provinciale allegato A appovato con R Decreto del 20 marzo 1865 n°2243).
Ma S. Benederro, tanto nel 1870 che per moltissimi decenni successivi, non raggiunse tale numero di abitanti e conseguentemente non potè avanzare alcuna pretesa.
Le cose cambiarono quando fu pubblicato l'art.33 del T.U. della legge comunale e provinciale approvato con R.D. del 3 marzo 1934 n°383, nel quale articolo veniva scritto:"le frazioni che abbiano 3000 abitanti e mezzi sufficienti per provvedere adeguatamente ai pubblici servizi possono costituirsi in comuni distinti, quando ne sia fatta domanda da un numero di cittadini che rappresentino la maggioranza numerica dei contribuenti delle borgate o frazioni."
S. Benedetto già negli anni 1907-1908 aveva raggiunto il numero di 4000 abitanti, ma avvenimenti più importanti come il terremoto e la guerra del 15/18 presero il sopravvento mettendo da parte le piccole e meschine rivalità.
Anche durante il periodo fascista la situazione rimase la stessa, soltanto i1 25 ottobre 1945, come abbiamo già detto, il paese raggiunse l'autonomia.

DAL 1945 AI GIORNI NOSTRI

Finita la guerra altri problemi assillavano la Marsica: le terre di proprietà dei Torlonia erano state abbandonate e mal coltivate; la fame e la disoccupazione dilagante furono alla base delle agitazioni dei contadini.
Queste lotte, che caratterizzano un periodo storico, misero fine al Principato di Torlonia e, con
l'istituzione della Legge Stralcio, venne affidata agli Enti di Riforma (Ente Fucino) la soluzione dei problemi del latifondo. Con la riforma vennero assegnate ai contadini dei terreni (20 coppe = 1ha), dei quali sarebbero divenuti proprietari dietro il pagamento di un riscatto trentennale (1952-1982).
Nonostante ciò il fenomeno della disoccupazione era ancora presente e l'Ente, per sbloccare tale situazione, promosse il trasferimento di famiglie di braccianti nella Maremma Laziale e Toscana, dove assegnò loro dei poderi; allestì inoltre cantieri di lavoro in Italia e all'estero, e ci fu una considerevole emigrazione soprattutto verso le miniere dell'Australia.
Inizia così la rinascita del Fucino grazie al lavoro volenteroso dei contadini, al miglioramento delle tecniche agricole e soprattutto alla meccanizzazione.
S.Benedetto dopo la distruzione completa del 1915 aveva acquistato l'aspetto di un piccolo borgo; il terremoto infatti aveva cancellato i resti di quella che fu un'antica civilità. All'antico si sovrappose il nuovo abitato: di fronte alla chiesa di S. Sabina, per il ricovero dei terremotati furono costruite baracche che ancora oggi, dopo aver subito degli ammodernamenti, sono abitate. Itorno a queste, subito dopo, grazie agli aiuti di Enti o Istituti per le case popolari e alle accresciute possibilità economiche degli abitanti, sorsero numerose e nuove abitazioni.
Nella parte sud del paese le abitazioni vecchie sono state ristrutturate e ancora oggi è possibile vedere tracce di antichità: stradine strette, vicoli ciechi, case in pietra. La fascia di moderna espansione edilizia si è sviluppata lungo le zone periferiche del Paese.
Passiamo ora alla divisione della popolazione in settori produttivi: la percentuale attiva in acricoltura è ancora elevata; mentre sono scomparse attività complemenari tra cui la pastorizia che un tempo rappresentava una integrazione al reddito agricolo degli abitanti. Sono subentrate altre attività , quali il bracciantato e i lavori edili.
Recentemente appena fuori. il paese, si è insediata una fabbrica che avrebbe dovuto essere di trasformazione dei prodotti aqricoli della zona e che avrebbe potuto dare occupazicne a molti giovani, ma che in realtà si è dimostrata una"cattedrale nel deserto" apportando soltanto delusione e malcontento, poichè la trasformazione non riguarda i prodotti agricoli locali ma prodotti estranei alla nostra zona ( gelati, pomodori) e non assicura ai pochi operai assunti un lavoro continuo.
Essendo le condizioni economiche abbastanza fiorenti il paese si è dotato di tutti i servizi socio-sanitari e ricreativi:sono negozi di svariato genere,bar,ristoranti,cinema,discoteca,albergo, farmacia , ambulatori medici,chiese,scuole,asili , servizi postali e bancari.
Anche la rete stradale è sviluppata e la comunicazione con altri centri avviene tramite un servizio regionale di autolinee.

 

DA MARRUVIUM A SAN BENEDETTO DEI MARSI promosso dalla COMUNITA' MONTANA "VALLE DEL GIOVENCO"
gruppo di lavoro : Assetta Maria Antonietta; Ciofani Teresa; Cordischi Antonietta; Giocondi Ada; Letta Fiorella.; Parisse M. Laura; Tirabassi Antonio.
Ha collaborato la D.ssa Di Cioccio Lucia

 

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