L'A. di F.Lolli
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L'ANFITEATRO

 

Situato a nord-est, probabilmente “extra muros” (entro per il Lolli), oggi occupa solo uno spazio interno alla pianta urbana di San Benedetto, su un terreno privato appartenente agli eredi del Sig. Salvatore Tarquini, e si trovava al punto più alto della città. Rinvenuto il 21 ottobre 1971, è risalente alla prima età augustea, testimonia ampiamente la grandezza di Marruvium. La pianta ellittica, come la fossa rinvenuta, presenta un asse maggiore di mt. 92 (da nord a sud) e un asse minore di mt. 76 (da est ad ovest) e una profondità varia da mt. 0,90amt. 1,50. I ruderi murari sono interrati, l’unico resto visibile consiste in un muro di cemento siliceo, come quello dei Morroni e delle Mura, e rappresenta un quarto del perimetro ellittico, presso il quale si nota una cella di cui sono rimaste soltanto tre pareti. La tecnica è quella del reticolato. All’estremità dell’asse maggiore una volta a botte a forma a androne presenta una lesione in tutta la lunghezza. I cinque pilastri rinvenuti a ridosso di questo arco, a una distanza di 4 mt., l’uno dall’altro, sono larghi mt. 0,70 e lunghi mt. 2,50. Secondo alcuni studiosi la posizione ne fa supporre l’appartenenza al porticato esteriore e agli androni di accesso al vomitorio pavimentato con lastre in calcare, dal quale si accedeva mediante scale alle gradinate superiori e all’arena. La presenza di questi pilastri permette una congettura sulle proposizioni dell’antico monumento, che confrontate con quelle dell’Anfiteatro Flavio, o Colosseo, ci lasciano supporre la ragguardevole capienza di circa trenta-trentacinquemila spettatori. Tale capienza può sembrare eccessiva per una città compresa nel giro di tre km, ma non lo è più se si pensa che agli spettacoli tenuti nell’anfiteatro di Marruvium accorrevano, curiosi e numerosi, gli abitanti di tutto il territorio marso e anche i confinanti. La “cavea”, in corrispondenza dell’ingresso, sostenuta da strutture compartimentate a cassone (tipicamente di età giulio-claudia) sfrutta una depressione naturale del terreno. Interventi di restauro sono ascrivibili al Il sec. d.C. Esternamente l’aspetto del monumento si presentava come quello di un edificio ellittico a tre ordini di arcate, con sessanta archi per ogni giro, suggestivo da immaginare in un fantastico viaggio a ritroso tra gli emozionanti ludi romani che intrattenevano i “padri” dei sanbenedettesi e non solo!

 

 

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